5 Dicembre 2023

Studio: Internet non provoca danni alla salute mentale

5 dicembre 2023 – Non esiste un chiaro danno alla salute mentale derivante dall’uso di internet. A dirlo è un’importante indagine condotta dall’Oxford Internet Institute, sfatando l’ipotesi comune di effetti psicologici negativi legati alle tecnologie e alle piattaforme online. Lo studio, si legge nel comunicato stampa dell’Istituto, ha coinvolto due milioni di individui dai 15 agli 89 anni in 168 paesi e ha analizzato il benessere psicologico nel periodo dal 2005 al 2022, in relazione all’uso di internet e alle statistiche sulle connessioni dei cellulari a livello nazionale.

Contrariamente alle aspettative, il team di ricerca ha riscontrato associazioni minori e meno consistenti di quanto ci si aspetterebbe se internet stesse causando danni psicologici diffusi. A condurre lo studio, il Professor Andrew Przybylski dell’Oxford Internet Institute e il Professor Matti Vuorre dell’Università di Tilburg, nonché Ricercatore Associato presso l’Oxford Internet Institute. I risultati mostrano che negli ultimi due decenni si sono verificati solo cambiamenti modesti e poco consistenti nel benessere globale e nella salute mentale. Il Professor Przybylski dichiara: “Abbiamo cercato intensamente un nesso che collegasse la tecnologia al benessere e non l’abbiamo trovata”.

l Professor Vuorre aggiunge: “Abbiamo studiato i dati più estesi mai considerati riguardo al benessere e all’adozione di internet, sia nel tempo che nelle demografie della popolazione. Anche se non siamo riusciti ad affrontare gli effetti causali dell’uso di internet, i nostri risultati descrittivi indicano associazioni piccole e inconsistenti”. Anche l’analisi che suddivide per gruppo di età e genere non ha rivelato schemi demografici specifici tra gli utenti di Internet, inclusi donne e ragazze giovani. In realtà, per il paese medio, la soddisfazione nella vita è aumentata di più per le donne nel periodo preso in considerazione. Secondo il Professor Przybylski, “Abbiamo testato accuratamente se ci fosse qualcosa di speciale in termini di età o genere,ma non c’è alcuna evidenza a sostegno delle idee comuni che certi gruppi siano più a rischio”.

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